Santa Giulia

 

Sono attualmente circa 5000 le appartenenti all’Ordine di Santa Giulia Billiart, distribuite in 270 case, sparse in tutto il mondo; le scuole da esse gestite istruiscono circa 189.000 alunni, dalla scuola materna ai collegi universitari. Non raramente il loro apostolato varca il campo della scuola per estendersi agli ambulatori e alle maternità, all’assistenza religiosa agli adulti e all’apostolato diretto nelle parrocchie di campagna.

L’opera dell’umile Giulia Billiart inferma, sola, in una società che le è contro, nell’epoca della rivoluzione francese, si è ingrandita prodigiosamente; ella stessa era solita affermare che: “… l’anima umile è invincibile, perché, rivestita della potenza Divina, trova la forza di annichilirsi, perdere totalmente la sua pochezza per gettarsi nel Tutto, che è Dio.”.

Nata a Cuvilly, paesello della Piccardia, in Francia, il 12 Luglio 1751, da una famiglia di modesti commercianti, Giulia si distingue fin da piccola per la propria intelligenza, vivacità e sensibilità; a soli otto anni s’improvvisa maestra di catechismo e di Storia Sacra, di fronte ai suoi coetanei e anche agli adulti, che ascoltano rapiti.

L’infanzia e l’adolescenza di Giulia sono segnate da una serie di disgrazie: la morte di quattro dei suoi sei fratelli, il costante peggioramento della già non florida situazione economica familiare, malattie persistenti e gravissime colpiscono la giovane Giulia, che si trova paralizzata a soli ventitré anni. Ma la fiducia di Giulia nella bontà del Signore non viene meno, anche nei momenti più difficili e nonostante la malattia; anche quando la Rivoluzione Francese rende difficile vivere apertamente la propria fede, Giulia imperterrita procede nel suo cammino.

Quant’è buono il Signore! Questa è la lode che accompagnerà Giulia Billiart in tutta la sua esistenza. Questa la verità su cui si regge il mondo: la bontà del Signore, mentre le proprie pene e la propria sofferenza d’ogni giorno divengono preghiera.

Un venerdì Santo, mentre in preghiera contempla i misteri della Passione, Giulia è presa da un sentimento diffuso di gioia. Radiosa in volto, le mani serrate, gli occhi vedono il monte del Calvario, ai piedi della Croce una schiera numerosa di vergini. Sono suore, con un abito che non ha mai visto prima d’ora. “Queste sono le figlie che Io ti assegno, nell’istituto che sarà contrassegnato dalla mia Croce.”.
Una visione, di cui Giulia, non comprende subito il significato, ma che le rimarrà impressa per tutta la vita.

Grazie all’aiuto di Francesca Blin de Bourdon, appartenente a una delle più nobili famiglie francesi, che in Giulia scopre una preziosa guida per la sua vita spirituale, Giulia, ancora inferma, dà vita intorno al suo letto, a un vero cenacolo di formazione cristiana, mentre è ormai chiara la vera vocazione di Giulia: dedicarsi all’istruzione cristiana della gioventù.

Ad Amiens, nel 1803, apre un orfanotrofio, ed accoglie delle ausiliarie.
Il 2 febbraio 1804, l’eroica paralitica, assieme a Francesca Blin e Caterina Duchatel, emette il voto di castità, accompagnato da quello di dedizione all’istruzione dei poveri.
Le nuove religiose si chiamarono Suore di Nostra Signora.

La reputazione di catechista che Giulia riscuoteva era ormai generale. La folla si accalcava accanto a lei per ascoltarla….. ed ecco che il Signore, nel giugno 1804, durante una novena al S.Cuore di Gesù, le rese miracolosamente la salute.
E da allora, dopo un ritiro di riconoscenza e di orientamento gettò ovunque il seme della Speranza.

Se la società, dopo la tormenta della rivoluzione, deve cambiare, occorre cominciare dalle basi, educando l’infanzia, perché, meraviglioso, possa elevarsi l’edificio, alto, verso il cielo. Educarla significa gettare solide fondamenta su cui gli altri costruiranno poi.

Namur è la città prescelta dalla Provvidenza quale asilo dell’istituto di Nostra Signora, una città mariana per predilezione, antichissima è la devozione degli abitanti di Namur per un’immagine della Madonna che la tradizione vuole far risalire a S. Materno, discepolo di S. Pietro, primo cristianizzatore di quella regione.
Da questa cittadina verrà portato ovunque il grido: “Quant’è buono il Signore!”.

La Congregazione delle Suore di Nostra Signora di Namur, che il cardinale Sterckx non esitò a definire “un soffio apostolico caduto dal cuore di Dio nel cuore di una donna che seppe amare e credere”, nel corso degli anni che intercorrono dalla sua fondazione ad oggi, ha realizzato in modo straordinario l’aspirazione della fondatrice: “Vorrei farmi sentire dall’universo intero per invitare tutti gli uomini a benedire con me le misericordie del Signore!”.

Il 13 maggio 1906 si ebbe la solenne Beatificazione di Madre Giulia sotto il Pontificato di S. S. Pio X, ma già nel lontano 8 aprile 1816, giorno della sua scomparsa, echeggiava a Namur un grido unanime: “La Santa è morta!”.

È tradizione che il vescovo Beauvais, nell’incontrare Giulia giovanissima, e nel sentirla parlare proclamando la bontà del Signore, ammirato delle virtù che animavano le parole della Billiart, confidasse a quanti lo circondavano: ” Questa giovane mi sembra veramente ispirata da Dio e non mi stupirei se un giorno si parlasse di lei”.

Giudizio che oggi risuona con sapore profetico.